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Leggende - Agriturismo Massanera
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LEGGENDE

“LA CINTA SENESE”

Vissuta da secoli nei boschi tra Firenze e Siena, questo maiale era inizialmente tutto di color grigio ardesia. Nelle varie , storiche, contese tra le due città un giorno due feudatari di opposte fazioni si contesero anche un branco di questi maiali …

La storia racconta che i servi dei due padroni chiapparono questi animali chi per le orecchie, chi per le zampe posteriori o la coda cercando di portarli nei rispettivi stalletti.

Ma i servi, scelti fra gli uomini più robusti delle fazioni, avevano più o meno la stessa forza e tira di quà, tira di là a questi poveri animali si allungò tanto il corpo che la pelle si strappò all’altezza delle spalle mostrando il bianco-rosa della carne sottostante come ancora oggi si può vedere . Sarà vero? Chi lo sa!!

Il fatto è che qualche discussione sulla “Cinta” fra Siena e Firenze anima ancora le riunioni degli allevatori di questo antico maiale autoctono delle nostre campagne chiantigiane.

“LA CIPRESSA”
Nel punto più alto del podere Massanera a Chiesanuova di San Casciano Val di Pesa è sempre esistito un cipresso enorme, ma tanto enorme,che occorrevano tre uomini per abbracciarne il tronco. Aveva forma rotonda essendo stato spuntato nei secoli ripetutamente da innumerevoli fulmini.
Non c’era ragazzo del paese che aiutandosi con corde, scale od altro non avesse tentato di arrampicarsi, ma nessuno, me compreso, era mai riuscito ad arrivare in cima alla pianta. Si diceva , infatti, che se uno ci fosse riuscito, l’albero si sarebbe in qualche modo sentito profanato ed avrebbe punito tanta violenza …

Questa “Cipressa” era così vecchia e così famosa, che era segnata persino sulle carte militari come punto di riferimento.

Punto di riferimento era anche per la gente di Chiesanuova che era solita venire verso Massanera per la strada che portava alla Villa, girare poi per la Cipressa e tornare al paese per un viottolo detto del “Pratella”.

Una sera al bar del paese, che da queste parti si chiamava “Appalto”, arrivarono due giovani, alti, biondicci, con due biciclette cariche di ogni ben di Dio.

Venivano da lontano, dal nord, dalle zone delle Alpi. Erano, qualcuno dice tedeschi, qualcuno veneti, parlavano comunque un italiano molto diverso da noi e quando parlavano fra loro non si capiva cosa dicessero. Era la fine di marzo del 1970 e la gente all’Appalto parlava della Cipressa e di quanti ci erano saliti e mai arrivati alla vetta e che nessuno ci sarebbe mai arrivato e se ci fosse arrivato …etc.etc….

I due ascoltavano, sembravano divertiti e scolavano bicchieri di vino uno dopo l’altro.
Poi uno di loro rivolto ad un giovane di Chiesanuova disse – “….dove è questa Cipressa?”.
” E’ là!” – disse il giovane ed accennò con la mano –
“Noi arriviamo in cima alle montagne, per noi sarebbe facile….!” “Bravi!!” – disse il ragazzo.
L’Appalto chiuse ed i due, piuttosto pieni di vino, restarono a chiaccherare fuori accanto alle biciclette .
La mattina dopo, all’alba, tutto il paese fu svegliato da un boato tremendo. Nessuno si rese conto di cosa fosse successo.

La gente si precipitò fuori casa. Un profumo intenso di resina di cipresso impregnava l’aria.
La Cipressa non c’era più . Scomparsa, volatilizzata. Solo un grosso pezzo di legno sorvolando il tetto della Villa di Massanera distante più di 100 metri si conficcò nell’orto sottostante a pochi passi dal contadino che era uscito di casa pochi istanti prima.

Molti dicono che fu un fulmine a ciel sereno.
In effetti solo un fulmine poteva distruggere completamente un albero del genere.
Le biciclette rimasero diversi giorni appoggiate all’albero di fronte all’Appalto.
Dei due ragazzi nessuna traccia.
Poi un giorno sparirono anche le biciclette….