Notice: wpdb::prepare è stato richiamato in maniera scorretta. La query non contiene il numero corretto di segnaposti (2) per il numero di argomenti forniti (3). Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.8.3.) in /home/massan/public_html/wp-includes/functions.php on line 4041
Cinta Senese - Agriturismo Massanera

Cinta Senese

cinta_senese_toscana_1

Partendo dai pochi animali rimasti della pregiata razza suina Cinta Senese, che rischiava l’estinzione, vivono adesso allo stato semibrado nei boschi di Massanera alcune centinaia di esemplari nutrendosi di ghiande, tuberi selvatici, radici e tartufi.

I salumi ottenuti sono lavorati nel rispetto delle tradizioni di norcineria toscana, ma anche delle normative attuali previste dall’Unione Europea.

La scelta dei prodotti va dal maialino, ottimo allo spiedo, al succulento guanciale, dai prosciutti al capocollo, al controfiletto seccato all’aria al salame, dalla finocchiona alla pancetta , al lardo alle erbe aromatiche.

Storia della cinta senese

La storia della “Cinta Senese”, ovvero del maiale nero con una striscia bianca (cinta) che scendendo dal garrese le fascia le zampe anteriori, si perde nella notte dei tempi. Per secoli ha costituito una fonte proteica a buon mercato per generazioni di agricoltori toscani. Animale rusticissimo, allevato da sempre allo stato semibrado, traeva il suo nutrimento quasi esclusivamente dai prodotti del bosco incidendo quindi pochissimo sui costi dei magri bilanci familiari.

Dimenticata negli anni ’50 per i suoi cugini ad accrescimento più rapido e gonfiabili con mangimi all’uopo preparati per una rapida crescita, si era ridotta a pochissimi esemplari. E’ stata riproposta alcuni anni fa al mercato da un gruppo di appassionati allevatori toscani alcuni dei quali si sono riuniti anche in una associazione denominata “Compagnia della Cinta” e successivamente in una organizzazione consortile che porta lo stesso nome entrambe con sede presso l’Azienda Agricola Massanera in Chiesanuova di San Casciano Val di Pesa.

La “Cinta” anche per la vita libera che conduce cresce molto più lentamente dei suoi simili allevati in stalla. Le sue carni sono però assai più saporite ed il suo grasso si scioglie letteralmente in bocca conferendo alle parti magre che lo accompagnano un profumo sconosciuto negli altri grassi animali e nel quale si possono riconoscere talvolta vaghi sentori delle piante e dei frutti dei quali si è cibata.

Della “Cinta” come dei suoi simili si utilizza tutto. Ottima la soppressata o soprassata fatta con la testa bollita ed aggiunta di qualche cotenna, il salame, la finocchiona, la sbriciolona, tutti prodotti ottenuti dalla sapiente mescolanza di varie parti del suino. Dove però la differenza diventa enorme rispetto agli stessi prodotti degli animali allevati in stalla è nei pezzi puri e cioè nel prosciutto, nella spalla, nel lardo, nella pancetta, nella guancia, nel capocollo e nel filetto o lonzino. La “Compagnia della Cinta” tramite l’associazione consortile offre al mercato ormai da alcuni anni queste delizie garantendole con il proprio marchio registrato.